mercoledì 3 febbraio 2010

Sacco per la merda

Ho lasciato passare qualche giorno perché le emozioni si sedimentassero e per ritrovare la lucidità, quella razionale e profonda che ti aiuta a rimanere coi piedi ben ancorati per terra.
Per non scrivere di getto e farmi trasportare da onde emozionali che poi, tanto, svaniscono. E invece le parole rimangono e a rileggerle nel tempo ti domandi chi ha scritto quella roba lì, chi è quella, chi lo sa cosa mi sarà passato nella testa…

Post Rob, tutto è cambiato.
Non so cosa sia successo e non so nemmeno dire come è potuto accadere.
Posso solo dire che mi è successo.
E io non ho cercato nulla. Almeno credo.
 

Forse lo cercavo inconsciamente ma non me lo dicevo perché è difficile ammettere e ritrovare una parte, di se stessi, sopita e nascosta.


Ci sono i cavalli che trasportano i turisti nelle piazze.

Conoscono la strada da percorrere, gli ostacoli da evitare, il ritmo da tenere.
Chi li manovra ha solo il compito di stare all’erta casomai un gatto nero all’improvviso attraversi la strada e faccia un dispetto.
Gli zoccoli fanno un rumore sordo e cacofonico perché l’asfalto non è un substrato adatto per suonare quegli strumenti.
I campanelli disseminati sui paramenti servono per destare interesse e agevolare gli spostamenti tra i passanti. Ritengo anche questo suono un ossimoro cacofonico, ma di quelli negativi. Tipo, il gelato fritto è molto buono e anche il maiale in agrodolce ma non la pizza con l’ananas, per esempio, non è neppure nominabile e quindi l’ho cancellata.

Un sacco marrone è discretamente sistemato in zona posteriore e, lì per lì, manco te ne accorgi e non ci fai caso perché tanto si confonde con tutto il resto del folclore.

Eppure è un sacco per la merda.

Perché i turisti non possono sporcarsi le scarpe, e poi la puzza… già bisognerebbe lavarli per togliere quell’odore inconfondibile di pelo e di sudore di bestia… ma a questo non hanno ancora trovato rimedio.

Insomma, nemmeno un resto.

Niente.

Quindi, questi cavalli, di cavallo non hanno niente.

Solo l’olezzo.



Forse è quest’immagine del sacco per la merda che mi ha portato a questa riflessione.

Tempo fa ho ricevuto in dono un sacco di plastica colmo zeppo di merda di cavallo, piena di pezzetti di paglia. Io ero felicissima: avevo il concime per le piante. Beh, si certo, c’era il problema dei vicini e del processo di fermentazione necessaria affinchè fosse realmente utilizzabile. Ma per me, il gesto, in sé, era semplicemente toccante.

Quindi quello che gli altri considerano semplice merda per me era un regalo.
Quindi, lo sapete già, io son fatta così.

I cavalli, non cavalli, delle piazze dei turisti hanno i paraocchi.
I cavalli, non cavalli, delle piazze dei turisti non devono vedere.
I cavalli, non cavalli, delle piazze dei turisti ma che vita fanno?


Per molto tempo sono stata un cavallo, non cavallo, delle piazze dei turisti.
E poi, non so cosa mi sia successo.
E non so nemmeno come.
E non so bene perché, ma ormai non me lo chiedo più.

Mi sono ricordata…
mi hanno fatto ricordare…
sono scappata…
mi hanno fatto scappare…
ho capito…
mi hanno fatto capire…

E non sono giochi di parole ma getti di cuore che nascono spontanei e io li metto lì, in queste righe, rivolte a tutti e a nessuno.

Così è stato.
Così è.

Mi sono ricordata che io non potevo essere un cavallo, non cavallo, delle piazze dei turisti.
Che non lo sono mai stata realmente.
Che la vita ti ci porta, per tanti motivi e tutti, prima o poi, passano una fase in cui sono cavalli, non cavalli, delle piazze dei turisti.

L’invito, per tutti, è di non fermarsi.
Almeno di provarci.
In questi giorni di follia completa e totale (solo perché Rob l’ha prescritta…) sono tornata a essere cavallo, vero cavallo.
Un cavallo Camargue.
Aldilà della loro origine e simbologia, che tuttavia mi affascina, l’ho sentito proprio infondo al centro del cuore di essere così.

Di quelli liberi, con le code lunghe e attorcigliate dai nodi, piene di bestioline e tutti sporchi. Di quelli che ti annusano di lontano e nemmeno di guardano, se ne vanno appena ti percepiscono nell’aria, infastiditi dai bipedi stranieri.
Quando li ho visti, per la prima volta nel sud della Francia, li ho osservati compiaciuta, ma non avevo fatto tutti questi giri di cervello.

Oggi sì.
Oggi mi sento proprio così.
Vi giuro che sto benissimo.

Quindi, per chiosare questa logorrea che mi ritrovo a vomitare senza riuscire a contenere,
un sacco per la merda non è solo sacco per la merda.
E' molto di più.
Ma bisogna cambiare punto di osservazione per vederlo.

Firmato,

un cavallo vero cavallo.


NOTA BENE:
Istruzioni per l'uso: sediti in un punto in cui non ti siedi mai e osserava la stanza in cui stai sempre.
Controindicazioni: ha gravi effetti collaterali. 





5 commenti:

romì ha detto...

allora incrocio le dita per te.
ma mi sa che tele cavi già benissimo da sola...
mi raccomnado, pero', facci sapere qualche dettaglio in più!
baci

PaolaFrancy ha detto...

eh, sì!vogliamo tutti i dettagli!
e anche io incrocio le dita per te.
paola

p.s. quando compi gli anni? no, perchè so già cosa regalarti!!!!!! però comincia ad avvisare i vicini!

mary ha detto...

un sacco per la merda non è solo sacco per la merda.
E' molto di più.
Ma bisogna cambiare punto di osservazione per vederlo.

bellissimo

Se ha detto...

@romì e paola: ma non c'è mica niente da sapere. non è successo niente.Se capiterà qualcosa ve lo dirò!!
Mi son svegliata così....
per Paola:non so se il postino sarà contento... però che bello! in questo periodo di delirio ho trovato dei cosini piccolissimi e bellissimi (chissà cosa saranno...) e ti ho subito pensata. Se ti va mandami la tua mail...oh, senza nessun impegno, eh? s punto selvaggia chiocciola gmailpuntocom
@mary: grazie sei sempre preziosa! aspetto i tuoi post... hai ricevuto il messaggio su twitter??

Se ha detto...

@Mary: eccoti! ti ho vista sola ora.... grazie ciao ciao!