domenica 14 febbraio 2010

Le tasche

Mi lascio ammaliare dai miei legami forti e solidi come le radici della quercia.
Mi lascio trascinare in questo vortice impalpabile di cordoni ombelicali tessuti negli anni universitari e nelle molte ore spese sott’acqua.
Mi lascio cullare, ebbra nel battello ebbro, nel mio nuovo vestito di me stessa.


Solo perché per una volta (dopo anni) sono tornata alle 6 del mattino.
Solo perché il vin brulè è buono ma al Carnevale d’Ivrea lo è molto di più.
Solo perché mentre ballavo sotto gli alberi spogli e le stelle vestite a festa c’erano sempre due braccia a proteggermi dalle spinte convulse.


Eppure tre ore di sonno mi son bastate per essere operativa in cucina e organizzare il pranzo di festa superspeciale per questi 80 anni.
Eppure ho trovato lo spunto creativo nonostante i caffè non mi bastassero mai per sfornare decorazioni, biglietti d’auguri e segnaposto alternativi.
Eppure mi sono goduta ogni singolo istante, con gli occhi a mezz’asta, il bicchiere ancora pieno (che fatica però…) e il dialetto che legava le portate.

Mi sono addormentata, felice, alle 2 del pomeriggio.
Lì vicino a me c’erano il crepitio del fuoco, l’odore del ciocco di legno e il caldo di una coperta.


Pensa che se lo racconto, nessuno ci crede.
Pensa che bello una domenica normale.
Pensa che fortuna riuscire a raccogliere tutto questo.

Meno male che ho ritrovato quella parte di me stessa che avevo perso nelle tasche della vita.

3 commenti:

PaolaFrancy ha detto...

Mamma, come sono felice di leggerti così.
Ci credi?

Se ha detto...

Si ci credo...
sai che riesco a essere così solo per non penso a domani.
Se mi siedo e penso mi viene una fitta di dolore acuto.
Ora non ci penso. Vivo ora.

PaolaFrancy ha detto...

non pensare allora a domani ... e non sederti! non puoi sederti! corri corri corri

un abbraccio, paola