sabato 13 febbraio 2010

Il verde di 4 generazioni

Il pesto in casa mia è affar serio.
Se poi a presenziare all’evento sono 4 teste di 4 generazioni diverse, diventa una questione di stato.
In cucina, una sera, la generazione 2 (mia mamma) armeggia con orgoglio e vanto le foglioline di basilico.
La generazione 1 (mia nonna) osserva di lontano con le mani intrecciate, appoggiate sopra la pancia.
La dimensione delle foglie del basilico non è mai quella giusta: sono sempre troppo grandi, sono troppo a punta, non hanno quella gobba giusta, non hanno quella consistenza al tatto “adatta” al pesto, non hanno mai quell’odore morbido ma sa sempre troppo di menta, di acido, spesso è di niente.
Quindi il pesto parte sempre male.
Se poi uno si ostina a fare il pesto non a Genova, non c’è possibilità di sorta di venirne fuori.
Se, nonostante questa grave carenza dell’elemento principe, si tenta di procedere, c’è da divertirsi.
La generazione 2, insomma, avanza baldanzosa con le foglioline “non corrette” e procede con il resto degli ingredienti, che, per fortuna , concordano da tutti i fronti.
Ma il come devono essere mescolati e in che ordine e in che quantità questo rimarrà un eterno dilemma.
La generazione 1 scuote la testa osservando la trafila dalle spalle di generazione 2, che deve sgomitare con la generazione 4 che imperterrita si ostina a voler metter lei i pinoli, solo per riuscire a rubarne un pugno di nascosto.
La generazione 1 comincia a muoversi nervosamente e con nonchalance avvicina il sacchetto del formaggio alla zona di manovra, facendo intendere chiaramente che è il suo turno.
Ma d’improvviso s’infilano i pinoli.
Così, d’improvviso come un fulmine a ciel sereno.
La generazione 1 è inorridita e lo dichiara. Con forza. Minacciando l’abbandono della cucina…
Per non parlare dell’olio: non è mai sufficiente.
Mai.
Insomma, una tragedia.
Questo pesto non vedrà mai la luce, sarà immangiabile...

La generazione 3 (io) sta appollaiata sullo sgabello a godersi la scena e a non perdere nemmeno una mossa e una parola.
E a pensare.
A come sono fortunata ad esser parte di 4 generazioni.
Io non so quale teoria abbracciare per fare il pesto.
Io ho la mia, che è una mescolanza delle due, forse.
Ma, se mi bendate, e mi fate assaggiare due cucchiaini di pesto io vi so dire qual è quello di generazione 2 e quale quello di generazione 1.

Chissà come sarà il pesto di generazione 4.

Il pesto di questa sera ha visto la luce, alla fine.
E’ buonissimo.
Come sempre.

4 commenti:

romì ha detto...

meraviglioso!
chissà che direbbe la tua generazione 1 se vedesse il pesto che io mi ostino a fare con il basilico piantato in un vaso tenuto a maturare col calore del termosifone...inorridirebbe lo so!
ma come tu ben sai, noi della generazione 3 ci si arrabatta come si puo'

oh...a tra poco allora! non vedo l'ora!

MrsApple ha detto...

Io sono genovese e questo post mi ha messo molta allegria e anche voglia di fare il pesto!!! L'ho sempre preparato in casa, d'estate autoprodotto con le piantine sul poggiolo... ho perso l'abitudine perchè a inizio gravidanza era una delle poche cose che mi dava fastidio... a poco a poco il fastidio è passato ma ho preferito continuare a comprare quello fresco alla coop, più leggero del mio, con aglio e pecorino!!! Ora devo rincominciare con l'autoproduzione!!! ;)

PaolaFrancy ha detto...

wow ... che bella questa scena ...
noi abbiamo un vaso enorme in giardino dove in primavera si pianta il basilico, che cresce rigoglioso fino a fine estate.
ma del pesto neanche l' ombra. chissa' perche'.
ma mi hai fatto venire voglia. non tanto di pasta al pesto, quanto di preparativi, "litigate" in cucina ...

Se ha detto...

@romì: si forse lei direbbe che non è basilico ma menta... lo dice sempre... si sto arrivando sto arrivando!!

@Mrs Apple: assolutamente devi ricominiciare l'autoproduzione...manca poco alla semina!

@Paola: le zuffe in cucina son le mie preferite...da noi poi è proprio una questione di principio, quasi di territorio. A Genova cucina solo mia nonna, a Torino cucina solo mia mamma, a Bologna cucino solo io...
Se coincidiano nel tempo e nello spazio nella stessa cucina, detiene il trono solo chi "ha" quella cucina: le altre collaborano, o almeno tentano!