lunedì 6 agosto 2007

Il mio angelo dorme.
Parla parla parla.
Le ridono gli occhi.

Come cambio qui.
Mi trasformo.
Mi svesto. Prima di tutto mi svesto.
Mi tolgo le scarpe coi tacchi e I braccialetti.
Gli angoli della bocca sono attratti dalla gravità.
Gli occhi si spengono. E il trucco cola.
Mi trasformo.


Ma il cuore ride.
Ride.
Ride.
Facile così, vero?
M, che bellezza!

Come le farfalle colorate.
Come le nuvole d’estate.
Come il vento tra il filo dell’aquilone.
Come le foglie piccole piccole di basilico.
Come l’odore tra le dita di quell’erba magica che fa sognare ad occhi aperti.
Come il blu delle salpe screziate di oro e argento.
Come il suono profondo del tamburo che percuote i sensi.
Come la pioggia sincera e copiosa.
Come il sorriso bianco che sempre si apre e inonda l’aria.
Come il melone e le olive nere e la feta nel vetro rotondo.
Come I caruggi, in ombra, coi vetri di bottiglia sui muretti, in cui si sogna il mare, ad occhi aperti. Si sente lo sciabordio quasi regolare, ma lontano. Si annusa l’odore di tamerici e pitosforo misti al sale. Si stringono gli occhi per aiutarli, nella luce forte che arriverà, anche se si è in ombra. Si accelera il passo per arrivare lì.
E’ pieno di anse, questo caruggio.
E’ proprio lungo, questo caruggio.
A volte sale e a volte scende.

Rido.
Lo percepisco con quasi tutti i sensi.
Mi manca solo la vista.
Sorrido.


Mi rifugio negli occhi piccoli, neri e profondi disegnati dagli elfi, miei amici.
Lo vedo attraverso di loro.

Aprirò gli occhi.
E il mare sarà lì.
E lo vedrò coi miei occhi gialli, con gli angoli all’insù.

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