Qui neve: passo e chiudo



Ho deciso che qui chiudo.

 



Blogspot mi sta stretto.
Ho bisogno di aria nuova.

Cambio finestra sul mondo.
Ne userò una più grande e comoda.
E soprattutto molto più mobile.
E versatile.

Vado qui.
Potete venire se vi va.

Sono ancora in fase trasloco, troverete gli scatoloni in giro e i pensieri sparsi.
Devo capire dove stanno tutte le cose che mi servono.
Chissà dove li ho mess i link e forse anche i vostri commenti si sono persi per strada.
Non ci sarà molto più ordine del solito.
Abbiate pazienza.

Forse dipingo anche le pareti, adesso valuto.
Si accettano consigli e critiche ovviamente.

A di là.


PS: succede, a volte, che i neuroni si annoino e quando son fermi da troppo tempo si aggrovigliano.
Accade come agli atleti che, abituati a tenere i muscoli in allenamento, se si fermano entrano in crisi.
Come una droga.  
Astinenza da movimento.

Così io.
Ho passato gli ultimi mesi a frustare il cervello, adesso pompa ossigeno benissimo ma il mondo intorno a lui si è bloccato. 
Peccato, però. 

(tiro un sassolino con la punta della scarpa).

Sento addosso un senso di quiescenza un po' pruriginoso.
Forse è quello che sentono le gemme, là fuori, adesso che nevica in testa.


E questo stato di quiescenza lo irrita e lo innervosisce.
Lo sento che borbotta, là sopra.
La mia cura preferita (e unica) è imparare.
Questo salto in wordpress è solo un paliativo, ovviamnente.

Ma a me basta poco.
Ci provo.











L'Arco Baleno

Una parola sola è come muta
Pensiamo le parole: una a una,
una parola sola è come muta,
ombra d’assenza, eco di silenzio.
Anche quando è nobile, un nome,
la parola assoluta di qualcuno,
se è sola, si affanna, si affatica,
sta, rigida, lì fuori dalla gola.
Ma se è con altre, impara il divenire,
s’inverba, s’aggettiva, si congiunge,
s’avverbia, si sostanzia, o viceversa,
si fa fiore di frase, si discorre,
s’incora, s’avvalora, si risponde.
Noi così stiamo, in casa, o nelle gole,
chiusi, origliando i sensi, i canti, il sole?


                                Roberto Piumini





Per noi tutto è iniziato da una parola scritta vicino ad un'altra.
Poi sono diventate molte parole.
Scritte, tutte scritte mai dette a voce.
Scritte, davvero.


Abbiamo imparato il divenire: insieme.
Siamo partite da una cartonina e scrivendo e scrivendo, come per magia, le parole s'inverbano, s'aggettivano, si congiungono e poi divengono.


L'Arco Baleno cartonina si è trasformata in un quadro che per un po' è rimasto a casa di Nina.









E poi.
In due abbiamo temuto.
Temuto in silenzio senza parole scritte.
Col fiato sospeso siamo entrambe rimaste perché lei ha fatto le valigie e ha dovuto viaggiare.
Avevamo un'unica parola scritta che nemmeno era una parola:
era un numero che la identificava mentre passava di mano in mano
di postini e corrieri incuranti della sua fragilità.

In silenzio entrambe la seguivano.

Poi lei.
È arrivata.
Avvolta, protetta, intonsa.

Per molti infiniti minuti l'ho tenuta tra le mani.
Ho seguito sulla tela i tratti  delle mani di Nina.
Ho sentito il rosso del vestito.
Ho sorriso.

Sono io, ho detto.
Sono davvero io.


Ho scritto molte parole vicine a Nina.

Sapevo fin da prima che mi arrivasse dove l'avrei messa,
come se l'avessi avuta da sempre.
Senza una minima esitazione.

Ora è appoggiata ad un muro privato, intimo e silenzioso.
Ogni sera prima di andar da Morfeo lei mi strizza l'occhio complice.

Ho deciso di farla vedere così anche qui
ma con la luce soffusa,
i contorni sfumati,
i tratti percepiti ma non chiari.

Per proteggerla.
Per tenerla mia.

Perchè sono gelosa.
Questa cartonina che è cresciuta ed è diventata tela è solo mia.
E tua.
Perchè l'amore non deve essere un segreto.
Lei ora sta in casa, chiusa, chiusa origliando i sensi, i canti e il sole.




Idee calde che vengono dal freddo

Non appena posso vado a sbirciare da Poppytalk un blog canadese che colleziona ispirazioni e promuove giovani talenti emergenti.

È un insieme di menti eterogenee dall'handmade al vintage, dagli illustratori agli arredatori d'interni.
Stoffe strane che diventano borse, fogli di quaderni strappati, fotografie, ceramiche decorate, cuscini, sticker per portatili, grucce foderate di carta da fumetti, portavasi, vestiti e canovacci.


Recentemente ha pubblicato una raccolta di 70+ artisti che espongono qui fino al 4 Marzo 2011.


Anche solo per sognare o per rimestare il nido in previsione della primavera o per carpire idee da regalare spesso passo di lì.
E ci trovo sempre qualcosa di meraviglioso.

Contatrice di nuvole


Soffia, inserito originariamente da Trittoli.

Sono stata trascinata in un turbine lavorativo che mi ha sballottata, sulle sponde di gennaio, lasciata inebetita, stordita e attonita a fissare il calendario e capire che sono già arrivata a metà febbraio.

Ho raccolto i brandelli di tutte le me che hanno faticato indefesse, battagliere e un po' stupite della rinnovata capacità a tener botta nelle traversie di questo mondo nuovo (nuovo per me che questo lavoro non ho mai fatto).
Tenere botta si fa per dire: spesso son caduta in orari vergognosamente infantili tramortita dalla favola della buona notte raccontata alle mie me che fingevano di stillare sogni meravigliosi i una mente seienne.

Insomma, ho portato le mie membra stanche a marinare in un brodo di bolle fantastiche.
Le terme, che invenzione.
Adesso mi godo questo sole di metà febbraio.
Chissà che tempo ha fatto prima, chissà.

Devo dirvi che mi siete mancate, che vi ho spiato di sfuggita nelle pause nanometriche autoconcessemi (quelle me che dirigono i lavori sono tremendamente severe).

Che adesso ho mille cose da fare che mi sono rimaste indietro (yuppiduuuu! oh ma quando si va in pensione??).

Che mi sollazzerò con le frivolezze che adoro.

Ho rinchiuso quelle severe in gatta buia: le altre hanno preso il sopravvento e preparano l'arrivo della primavera con festeggiamenti consoni a chi sogna di fare la contatrice di nuvole da grande.

Sì, ho deciso.
Da grande voglio fare la contatrice di nuvole.

Ps: anche io c'ero in piazza. Oggi.

Contatrice di nuvole


Soffia, inserito originariamente da Trittoli.

Sono stata trascinata in un turbine lavorativo che mi ha sballottata, sulle sponde di gennaio, lasciata inebetita, stordita e attonita a fissare il calendario e capire che sono già arrivata a metà febbraio.

Ho raccolto i brandelli di tutte le me che hanno faticato indefesse, battagliere e un po' stupite della rinnovata capacità a tener botta nelle traversie di questo mondo nuovo (nuovo per me che questo lavoro non ho mai fatto).
Tenere botta si fa per dire: spesso son caduta in orari vergognosamente infantili tramortita dalla favola della buona notte raccontata alle mie me che fingevano di stillare sogni meravigliosi i una mente seienne.

Insomma, ho portato le mie membra stanche a marinare in un brodo di bolle fantastiche.
Le terme, che invenzione.
Adesso mi godo questo sole di metà febbraio.
Chissà che tempo ha fatto prima, chissà.

Devo dirvi che mi siete mancate, che vi ho spiato di sfuggita nelle pause nanometriche autoconcessemi (quelle me che dirigono i lavori sono tremendamente severe).

Che adesso ho mille cose da fare che mi sono rimaste indietro (yuppiduuuu! oh ma quando si va in pensione??).

Che mi sollazzerò con le frivolezze che adoro.

Ho rinchiuso quelle severe in gatta buia: le altre hanno preso il sopravvento e preparano l'arrivo della primavera con festeggiamenti consoni a chi sogna di fare la contatrice di nuvole da grande.

Sì, ho deciso.
Da grande voglio fare la contatrice di nuvole.

Ps: anche io c'ero in piazza. Oggi.

Gerbera d'inverno


Gerbera 1977, inserito originariamente da Trittoli.

Fuori fa freddo.
Non si decide a nevicare.
Spalmata sul divano sonnecchio.

Una gerbera arancione mi ricarica le pile.